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Quando ridi sei sempre in compagnia ma quando piangi...piangi da solo.

giovedì 6 dicembre 2007

Non è colpa sua ma è cresciuto negli anni '70: intervista al cabarettista Gianluca Belardi



Gianluca Belardi, romano, è un cabarettista, attore, sceneggiatore, compositore di canzoni e scrittore.
Ha collaborato alla sceneggiatura della prima serie di Carabinieri nel 2001, coautore della sceneggiatura insieme a Manuel Tedesco del film “30 anni di guai”, autore e protagonista della sit-com Via Verdi 49, ha partecipato alla fiction La sacra famiglia su Canale 5, a Carabinieri 6 e a Carabinieri 7 sempre su Canale 5.
“31/12/1999”, “Invece dei confetti tirami le bombe”, “Non è colpa mia è che sono cresciuto negli anni '70”, “Danni di Piombo”, “Lifting: ai miei clienti danno sempre 20 anni” sono i titoli surreali e divertenti di alcuni dei suoi spettacoli teatrali.
E si è fatto conoscere al grande pubblico attraverso Zelig, Seven show con il trio Lavanderia Bacchelli, Maurizio Costanzo Show. Lo ricordiamo con il trio “Lo Scontrino alla cassa” e nella parodia dei Take That e come avvocato difensore della generazione degli anni '70.
La sua comicità non ha mai cali di stile, le sue battute sono divertenti e accendono risate aperte e sincere, senza essere eccessivo e volgare. Il suo fare cabaret, sagace e ironico, non suscita mai indignazione, cosa che negli ultimi tempi è rara nei comici.
Una curiosità: quando nel 2004 fu ospite del Bookcafe, ironicamente al neoeletto sindaco di Montesilvano (PE) Cantagallo disse: “Sei uno de sinistra ma te vesti come uno de destra! Che paraculo, così l’elettore nun ce capisce più niente e finisce che te votano tutti!”. Nel novembre 2006 Cantagallo fu arrestato e tutt'ora sono in corso le indagini per corruzione e altri reati.
Se volete saperne di più ecco il suo sito ufficiale: http://www.gianlucabelardi.it/
D.Hai mostrato sin da piccino un'inclinazione alla comicità?
R. A quattro cinque anni mia zia, che abitava al piano sotto al mio, mi invitava tramite mia madre a cenare con lei se aveva qualche ospite noioso…per ravvivare la serata e rendere vivace la conversazione. Anche a scuola la mia unica ambizione era far esplodere la risata dei compagni. Ero il classico “è troppo vivace!”. Meno male che sono nato nel 1967. Fossi nato dieci anni fa, oggi mi imbottirebbero di psicofarmaci!
D.La tua biografia narra che hai cominciato come stand-up-comedian, raccontaci dei tuoi esordi.
R. Decisi, senza aver mai visto uno spettacolo dal vivo di cabaret, che volevo fare il cabarettista. Mi piacevano da morire Cochi e Renato, Walter Chiari, la Smorfia, Benigni, Paolo Panelli, Villaggio e mi convinsi che quella doveva diventare la mia strada. Mi sono affacciato in un locale romano che oggi non esiste più, l’Alfellini e proposi alcune canzoncine sceme intervallate da alcuni monologhi terribili. Fu un tale insuccesso che mi convinsi di essere troppo avanti per i tempi e che il pubblico non rideva perché non capiva la mia genialità! Per questo mi intestardii e andai avanti. In realtà facevo veramente cagare! Alle volte l’esaltazione paga. Se non avessi pensato così, avrei smesso dieci minuti dopo aver iniziato.
D.Nel tuo libro, “Non è colpa mia è che sono cresciuto negli anni '70”, spesso racconti gli aneddoti della tua infanzia, che in fondo sono comuni a tutti i tuoi coetanei. Ma come erano i preadolescenti degli anni '70?
R. Uguali a quelli di oggi, con la stessa quantità di ingenuità. La differenza sta in coloro che si approfittano di questa ingenuità. Noi vestivamo in modo triste e impersonale perché nella televisione di allora si vestiva in maniera triste e impersonale, e parlavamo (senza capirne una cippa!) di politica perché i nostri padri parlavano di politica. I dodicenni di oggi cercano l’occhiale griffato e la scarpa alla moda, perché la televisione lo spaccia per indispensabile, e parlano solo di videofonini e gnocca (senza capirne una cippa!), perché questi sono i discorsi che sentono fare dai loro genitori. Diciamo che chi approfitta dei preadolescenti ha perso ogni remora morale. È come per la malavita: una volta non si toccavano donne e bambini, oggi i più bersagliati sono donne e bambini. Siamo nella cacca…
D.Cosa rimpiangi degli anni '70?
R. Rimpiango le interminabili partite di pallone all’oratorio. Quelle che cominciavano alle tre e mezzo e finivano alle sette e mezzo. Rimpiango l’emozione dell’attesa delle partite della Nazionale che erano le uniche che venivano trasmesse in diretta. Rimpiango le discussioni politiche che finivano a cazzotti! Erano un sintomo di partecipazione e apertura verso la società che oggi sarebbero parecchio necessari.
D.L'originale habitat di Belardi è la tv, la fiction o il teatro?
R. Non l’ho ancora capito. Diciamo che, finché me lo fanno fare, zompetto di qua e di là. In effetti non so neanche se sono un attore, un comico o un autore…ma non lo dite in giro, sennò finisce che mi fanno decidere cosa fare da grande.
D.Oltre ad essere un attore e cabarettista, Belardi e` anche compositore e cantante, dicci di piu`.
R. Ho imparato a suonare a quattordici anni e appena ho cominciato a fare il giro di Do, mi è venuta voglia di scrivere canzoni. Ne avrò composte una sessantina, alcune alla Petrolini, alcune alla Jannacci, altre alla Zarrillo……quando ne scriverò una alla Belardi ve lo faccio sapere.
D.Tu hai scelto di far ridere il pubblico ma chi fa ridere Gianluca?
R. Mi fanno ridere le persone normali. Da quando faccio fiction, ho scoperto il mondo delle troupe cinematografiche. Ci sono dei personaggi incredibili con la battuta sempre pronta. Mi ha raccontato Alessandro Gassman che suo padre Vittorio passava ore insieme a loro. Impazziva per la saggezza popolare e per la potenza dell’umorismo di quegli uomini che si ammazzavano di fatica per permettere agli attori di fare il loro mestiere. Davanti alla tv non rido da parecchi anni, ma, forse, è colpa del mezzo che renderebbe leggero e impalpabile anche un discorso di Schopenauer.
D.Cosa ti dà fastidio?
R. Mi danno fastidio quelli che fanno finta di lavorare per l’arte e la cultura e invece mirano soltanto a portare a casa prodotti televisivi ben confezionati. Mi piacerebbe più onestà intellettuale: faccio televisione, mi arrivano miliardi e se, per continuare a farla, devo mandare in onda uno che caga in diretta, lo faccio!
D.Cosa ti indigna?
R. La manipolazione dell’informazione. I Tg italiani sono pieni di notizie che esistono solo da noi: il panino politico nazionale, il tempo, le ricette, la cronaca nera che ti terrorizza e ti fa sprangare le finestre di casa. Se volete togliervi lo sfizio, andate a vedere il Tg di Euronews o quello della BBC. Sembra parlino di notizie che vengono da un altro pianeta! Guerre di cui non abbiamo mai sentito parlare e che durano da vent’anni! Manifestazioni contro la dittatura in Paesi in cui pensavamo ci fosse la democrazia! E non un servizio, non uno!, che consigli di bere tanta acqua e di mangiare tanta frutta se fa troppo caldo! Notizie! Incredibile…
D.Cosa consiglieresti ad un giovane esordiente che volesse intraprendere una carriera come la tua?
R. Se volesse imparare il mestiere dell’attore e del comico, gli consiglierei di fare gavetta. Di frequentare i teatri, gli attori bravi, per rubare loro i segreti del mestiere. Se volesse solo diventare famoso, gli consiglierei di prepararsi cinque minuti che funzionano per una trasmissione comica. Durerebbe il tempo di una stagione, ma si sarebbe tolto la soddisfazione di dare ragione a Andy Warhol quando diceva che ognuno sarebbe stato famoso per quindici minuti…
D.Quali sono i tuoi libri preferiti?
R. I libri di John Fante, tutti quelli Mordechai Richler, alcuni di Kurt Vonnegut e, tra gli italiani, mi piace molto quello che scrive Francesco Piccolo. Tra parentesi, tra quelli che ho elencato, risulta essere l’unico vivo!
D.Un verso di una poesia o un passo di un libro?
R.”….e sto abbracciato a te, senza chiederti nulla, per timore che non sia vero che tu vivi e che mi ami. E sto abbracciato a te, senza guardare né toccarti. Non debba mai scoprire con domande, con carezze, quella solitudine immensa d’amarti solo io.” È il verso di una poesia di Salinas che mi ha fatto innamorare della madre dei miei figli.
D.Quale attore comico ti ha ispirato?
R. Faccio qualche nome di persone che mi hanno ispirato. Non si tratta necessariamente di comici. Gaber, Jannacci, Proietti, Walter Chiari, Ennio Flaiano, Francesco De Gregori, Woody Allen, Enrico Berlinguer, Alberto Sordi, Age&Scarpelli, Monicelli, Dino Risi, Chaplin, mio padre .
D.Un ruolo che ti piacerebbe interpretare, al teatro o al cinema, che senti veramente tuo?
R. Darei dieci anni di vita per rifare il personaggio di Magnozzi, il partigiano di “Una vita difficile”, magistralmente interpretato da Alberto Sordi. Ma di Sordi vorrei rifare anche il soldato Jacovacci della “Grande guerra”. Diciamo che per me che sono romano, i personaggi di Sordi sono tutti profondamente acquisiti. I romani, Sordi ce l’hanno nel DNA o forse è meglio dire che è Alberto Sordi che ha saputo esprimere il DNA dei romani attraverso i suoi personaggi.
D. I tuoi impegni attuali e futuri?
R. Sto finendo di girare Carabinieri 7, in cui interpreto il ruolo del barista simpatico e impiccione. Da gennaio sarò a Colorado su Italia Uno con dei nuovi monologhi. E per il prossimo anno è prevista anche la pubblicazione del mio secondo libro. È un’anticipazione! Si intitola “Sotto al tacco” e parla di un uomo che per amore se ne va a vivere in Puglia. Fa ridere parecchio…
Aspetteremo l'uscita del tuo libro, sono sicura che sarà molto interessante e divertente come “Non è colpa mia è che sono cresciuto negli anni '70”.
Grazie Gianluca, noi ti seguiamo da qui e ti pensiamo.
Bookcafè

martedì 4 dicembre 2007

Secondo appuntamento con Tiziana degli angeli-

Il prossimo incontro con Tiziana ci sarà lunedì prossimo, 10 Dicembre, insieme all'astrologo Gianni D'Angelo, AstroGianni.
Tiziana ieri sera ha avuto successo, molte persone erano presenti all'incontro

Tra i partecipanti all'incontro la bella Sabrina di Radio Delta Uno, tra l'altro al Bookcafè puoi trovare il calendario 2008 della Radio.
Antonietta dell'erboristeria di via san Domenico a Montesilvano, cara amica del Boockafè e di Tiziana.

lunedì 3 dicembre 2007

Paolo e Anacleto: primo incontro sul Jazz -

Domenica 9 dicembre il prof. Urbano Gaeta, uno degli esperti maggiori di jazz in Italia, sarà ospite del Bookcafè, per un incontro sui V disc, ovvero i dischi incisi per i militari americani durante la seconda guerra mondiale. L'incontro è curato sempre da Paolo Iammarrone e Anacleto Navangione.


sabato 1 dicembre 2007

giovedì 29 novembre 2007

Il sogno proibito di un sassofonista: intervista a Paolo Iammarrone

Paolo Iammarrone oltre ad essere un virtuoso suonatore di sax è un fotografo professionista. Figlio d'arte, la sua prima passione è stata la macchinetta fotografica; il padre di Paolo era Giuseppe Iammarrone autore del celebre libro fotografico “Le Farchie”, emblema di una tradizione della nostra regione. Di recente pubblicazione è il libro “Riti propiziatori in Abruzzo” edizioni Textus, che raccoglie le foto dell'autore e lo ricorda affettuosamente.
Paolo suona il sax Tenore e saltuariamente anche il sax Soprano. Il suo sax è stato partecipe di molte jazz band, tra le altre anche i Billy Bros, con la quale suonava Jumpin'jazz.
Il suo ricordo più caro, legato alla musica, risale al momento in cui riuscì a farsi firmare la campana del sax, che gli regalarono a 18 anni, da Dexter Gordon e Stan Getz, ancora oggi la conserva gelosamente.
Detesta le persone che vivono vilmente; ama la semplicità e la musica.
Alla domanda “Qual è il tuo sogno proibito? “ ha risposto titubando:
“Il mio sogno proibito è...poter esprimere ciò che sento con la musica, cosa che ancora non ho realizzato”
D. Come hai scoperto il jazz?
Ho cominciato ad ascoltare jazz all’età di sedici anni. Frequentavo il Liceo Artistico e con un gruppo di amici scoprimmo quella musica quasi per caso perché uno di noi andava a lezione di batteria da un maestro che suonava jazz.
Mi sembra di ricordare che il primo vinile che acquistai fu un disco di Dave Brubeck perché conteneva un brano che mi piaceva molto, Take Five, suonato col sax alto da Paul Desmond.
Poi, insieme ad una mia amica iniziai ad andare al festival del jazz estivo di Pescara e cominciai a fotografare i musicisti che si esibivano: scattai le prime foto al festival Pescara Jazz del 1986 a Stan Getz, grande sassofonista oramai scomparso.
D. Da quanti anni suoni musica jazz?
Mi innamorai del sax e mi fu regalato un sax alto al compimento dei miei 18 anni, su consiglio di un amico artista di papà.
Nei primi anni, nonostante presi lezioni di musica jazz (il maestro era un chitarrista), ero molto insicuro con lo strumento per cui lo accantonai fino a quando nel 1990 durante il mio servizio di leva a Padova, frequentai una scuola di jazz dove presi le prime lezioni di sax con Maurizio Caldura, oggi scomparso, e Pietro Tonolo.
Durante quell’anno ho seguito i seminari di Paul Jeffrey, sassofonista di Dizzie Gillespye, e con il sassofonista Steve Grossman.
Lo strumento che suonavo era un autentico “catenaccio”, uno stonatissimo sax alto cecoslovacco e, tornato a Pescara, acquistai il mio primo vero sax: un tenore Selmer.
Continuai a studiare dal 1992 per alcuni anni sotto la guida del maestro Pierpaolo Pecoriello, sassofonista pescarese che mi preparò al jazz perfezionando lo studio dello strumento.
Contemporaneamente entrai a far parte di una nascente band di rock’n roll, e jump&jive, i Billy Bros capitanati dai fratelli Meterangelo, con cui rimasi fino al 1997 dopo aver suonato in numerosi locali e festival in Inghilterra e Svizzera oltre a girare l’Italia in lungo e in largo.
Per un po’ accantonai il jazz come musicista continuando però a seguirlo sempre con molto interesse anche come fotografo.
Nel 1997, lasciati i Billy Bros, misi su i “Daddy’s Rebels” insieme a quattro ex componenti dei Billy Bros, con cui rimasi fino al 2000, suonando sempre lo stesso genere ma spostandoci di più verso il rithm’n blues degli anni ’50. Sempre nel 1997 mi rincontrai, durante una jam session in un locale pescarese, con il pianista Anacleto Navangione stringendo con lui un sodalizio artistico che dura ancora oggi: da allora ci siamo esibiti con il nome di “Jurassic Jazz Duo” in numerose rassegne musicali tra cui, nel 2003, la prima edizione di Jazzitalia, rassegna interna al Pescara Jazz e per questo evento tenemmo il concerto inaugurale come prima esibizione assoluta.
Ho seguito anche alcuni seminari estivi organizzati durante il Festival Pescara Jazz, tenuti dalla Chicago Jazz University.
Il jazz è rimasto per me sempre una grande passione anche se nella vita professionale svolgo l’attività di fotografo, e come fotografo mi piace raccontarlo con le mie immagini oggi pubblicate in Italia e all’estero.
D. Oltre al Jazz c'è un altro genere che ti piacerebbe suonare?
Altro genere musicale che mi piacerebbe approfondire è la musica etnica, che ha molto del jazz e di cui oggi subisce le contaminazioni.
D. Qual è il musicista che in assoluto ti piace?
Molti sono i musicisti del panorama jazzistico che ammiro: Sonny Rollins, Miles Davis, Dexter Gordon, Stan Getz, Herbie Hancock, Bill Evans, Duke Ellington, Charlie Parker, Jobim e altri ma il mio preferito per la grande capacità di permeare la sua musica di una certa spiritualità è John Coltrane, scomparso prematuramente sul finire degli anni ’60 ma la cui fondamentale azione aprì un grande processo di mutamento per il mondo del jazz.
D. La musica jazz può essere considerata un varco tra altri mondi musicali?
Oggi i musicisti del pop, rock, etnomusic, new age molto devono a Coltrane. E’ stato lui con la sua inesauribile ricerca a collegare al jazz mondi musicali fino ad allora divisi e a creare con essi un vero trait d’union. Oggi la musica jazz vive una fase di stasi creativa, pochissimi sono i musicisti che ne hanno innovato i contenuti. Abbiamo dei bravi esecutori che però a volte si perdono in insignificanti virtuosismi sullo strumento.
D. La musica jazz sino alla metà dello scorso secolo era giudicata scandalosa, spregiudicata, perciò proibita, non per i testi ma per le nuove alchimie armoniche, per i suoi ritmi sincopati, per le sue espressioni convulse ed informi. Secondo il tuo punto di vista oggi quale tipo di musica (a prescindere dal testo), può ritenersi “scandalosa” invece è semplicemente incompresa?
Non credo che oggi esista un genere musicale che si possa definire “incompreso”, la cultura musicale si è notevolmente evoluta e la fruizione estremamente semplificata, perdendo purtroppo molto in termini di qualità.
Paolo Iammarrone vi aspetta al Bookcafè il 2 dicembre dalle ore 18 alle 19 per Guida all'ascolto del Jazz, con Anacleto Navangione.

sabato 24 novembre 2007

Un consiglio d'amica: leggete "Mio Padre mi chiamava Luna"

Ho appena terminato di leggere il libro di Maria Cristina Valeri, scrittrice romana, pubblicato dalla Fabio Croce edizioni.
Forse non mi crederete, ho ancora gli occhi inumiditi dalle lacrime.
E' un romanzo moderno, scritto in una forma fluida e le parole entrano nell'animo di chi sa cogliere e percepire.
In questa storia Maria Cristina narra la storia di un rapporto padre-figlia, complesso, turbolento. Ma il destino ha sempre la capacità di stupirci e il padre putroppo si ammala; inizia così un calvario di rabbia, amore, conoscenza, comprensione e dolore.
La storia ci fa riflettere su come la vita è piena di opportunità per chi si ama, opportunità difficili da cogliere al volo, opportunità da riconoscere nella sofferenza e nelle esperienze difficili da affrontare.
Chi ha vissuto esperienze come quella della protagonista del libro, non potrà evitare di riconoscersi nelle sue sofferenze, nella sua confusione e annullamento di sè.
L'autrice nella trama passa dalla rabbia manifesta alla pena di sè, dalla confusione alla consapevolezza, dalla turbolenza dell'anima alla serenità dello spirito.
Il dolore nell'assistere una persona che amiamo è indescrivibile ma Maria Cristina, nonostante questo, riesce in questa storia a ritrovare le sue radici e se stessa.
E capiamo dai passagi del racconto come poter interpretare e vivere i momenti dolorosi che quel maestro chiamato Destino riserva per insegnarci qualcosa. Metodi duri, molto duri...
Ci sono passaggi nel libro che voglio riportare ma, vi giuro, non riesco a leggerli senza avere una morsa allo stomaco di commozione.
" Ora che i momenti si facevano ultimi, avrei voluto (.....) urlare tutti i grazie di questo mondo per l'anno e mezzo che aveva cambiato la mia vita."
"Eravamo arrivati, per quanto riguarda la strada in comune, alla compiutezza del cammino."
"Adesso potevo starmene lì, e aspettare dignitosamente che lui volasse via perchè la forza potente delle mie radici, come lui amava ripetermi, era dentro me."
Vi invito l'8 dicembre alle ore 21,00 qui al Bookcafè per la presentazione del libro e per conoscere di persona Maria Cristina Valeri.
Leggendo questo libro ho pensato a molti avventori del Bookcafè che spesso mi hanno esternato le loro esperienze dolorose, dedico a voi tutti la serata dell'8 dicembre e un pò la dedico anche a me.
Grazie Maria Cristina e ciao.
Angie

venerdì 23 novembre 2007

Amici orgonici


Grande successo la serata sugli angeli tenuta al Bookcafè da Tiziana Milito

Quello di lunedì 19 Novembre è stato il secondo incontro tenuto al Bookcafè da Tiziana Milito, studiosa degli angeli; anche nel 2004 molte persone intervennero, persino una tv locale.
“Non mi aspettavo tanto riscontro” ha detto Tiziana “mi ha fatto piacere l'interesse dimostrato dalle persone durante l'incontro”.
Tiziana è una infermiera, impiegata a Villa Serena, in uno reparto molto impegnativo, psichiatria. Lei è a contatto ogni giorno con il dolore e la sofferenza. “Sono gli angeli ad aiutarmi e a sostenermi nel mio lavoro”.

Durante l'incontro Tiziana ha spiegato che oltre al nostro angelo custode, come scrive François Bernard Termés, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Haziel, ci sono l'angelo guida e l'angelo del giorno. E ha confessato che il suo angelo guida è quello delle persone che hanno la missione di curare e accudire il prossimo. E lei, dopo tanti lavori, è diventata un'infermiera che svolge i suoi compiti con dedizione e amore.

“Gli angeli sono intorno a noi, dobbiamo solo chiedere di aiutarci. - ha detto Tiziana Milito - Se non chiediamo loro di illuminarci la strada, non possono intervenire nelle nostre vite arbitrariamente. Per contattarli basta solo che la richiesta provenga dal cuore, con amore.”

Gli angeli sono sempre vicino all'uomo non lo abbandonano mai. Comunque si possano concepire, spiriti alati, immagini simili a noi o semplicemente energia, li possiamo percepire nei momenti di gioia e dolore, sono quel supporto invisibile che ci aiuta nella nostra missione.
Sono intervenuti alla serata il giovane scrittore Edoardo Polisi, autore di Fantasticherie, Giusy Di Luzio, vincitrice del premio Il Guerriero di Capestrano.

Una curiosità: la sera della conferenza, accidentalmente è stata lasciata aperta una delle porte d'ingresso del Bookcafè ma durante la notte non è stato derubato assolutamente nulla.
Forse un angelo è stato di guardia?
Per conoscere meglio Tiziana Milito: http://www.tizianadegliangeli.blogspot.com/

martedì 20 novembre 2007

Father and daughter

Betty De Patre e il padre - China Res

Grande successo la serata dedicata agli angeli con Tiziana Milito

Tiziana Milito ospite della serata- gli avventori del Bookcafè sono rimasti soddisfatti del'incontro che ahnno seguito con molto interesse.Lo scrittore Edoardo Polisi autore del libro di racconti Fantasticherie.Er cabbala e Giusy Di Luzio, giornalista, di recente ha vinto il premio "il Guerriero di Capestrano"
Antonietta dell'erboristeria di via San Domenico in Montesilvano Per le altre foto della serata vai su http://www.tizianadegliangeli.blogspot.com/

lunedì 19 novembre 2007

South park: un disegno di Luigi Brizielli

Grazie Luigi per il tuo disegno. Io adoro South Park.
Il mio preferito?
Erik.

sabato 17 novembre 2007

Intelligenti sì, ma meglio non dimostrarlo troppo.

Questa rivista, scienza e conoscenza la puoi trovare al Bookcafè Negli ultimi tempi, discorrendo con alcuni avventori del Bookcafè è ricorrente una deduzione: forse è meglio non sembrare troppo intelligenti.

E' talmente ricorrente che quasi mi sto convincendo che sia una strategia diffusa.
Magari questi potrebbero essere gli anni che passeranno alla storia nel capitolo con il titolo: 2000, il tripudio della stupidità.

Se questo è l'andazzo chi appare intelligente magari potrebbe essere l'emarginato di turno.
Se così fosse, per cavalcare l'onda dei nostri tempi e poter dire "io c'ero", bisogna adeguarsi e non sembrare poi così svegli, preparati, scattanti e soprattutto intelligenti. Si rischierebbe di essere esclusi da tutte gli eventi, dalla mondanità e in particolare dalle persone che contano.

Se poi da folli ci sono quelli che desiderano essere anticonformisti, allora è un altro discorso. Ci si può permettere di sfoggiare un pò di intelligenza ma a proprio rischio e pericolo.

giovedì 15 novembre 2007

Una volta ci incontravano nella piazzetta

Oggi è venuto un caro amico del Bookcafè, il mago Fabio; e come sempre ci siamo messi a conversare delle cose che ci piacciano e non ci piacciono.

Ad un certo punto ci siamo trovati d'accordo sulla inutilità dei centri commerciali e soprattutto dei manager e della pubblicità che ci persuade a pensare che cose non neccessarie diventano importanti nella nostra vita come il cellullare.

Fabio ha detto che se oggi non hai cellullare sei escluso dalla vita sociale, perdi di vista gli "amici".
Prima ci s'incontravana alla piazzetta. Sapevi che erano lì ad una certa ora del giorno ma oggi ci si dà appuntamento con il sms.

La tecnologia avanza, è necessario stare al passo con i tempi. Le esigenze mutano, tutto passa e cambia.
Ci si adegua al nuovo perdendo l'essenzialità del vecchio.

Ma se viene un'altra guerra che cavolo faremo?

Camillo e Farfalla



"Poiché in iscena ancor
le antiche maschere mette l'autore,
in parte ei vuol riprendere le vecchie usanze, e a voi di nuovo inviami.
Ma non per dirvi come pria:
"Le lacrime che noi versiam son false!
Degli spasimi e de' nostri martir non allarmatevi!" No! No:
L'autore ha cercato invece pingervi uno squarcio di vita.
Egli ha per massima sol che l'artista è un uom e che per gli uomini scrivere ei deve.
Ed al vero ispiravasi.
Un nido di memorie in fondo a l'anima cantava un giorno,
ed ei con vere lacrime scrisse,
e i singhiozzi il tempo gli battevano!"
(I Pagliacci - Leoncavallo)


Una parola muore
Emily Dickinson

Una parola muore
appena detta,
dice qualcuno.
Io dico che solo
quel giorno
comincia a vivere

martedì 13 novembre 2007

Favole di natale di Gabriele D'Annunzio -

Tabula Fati suggerisce per Natale questo pensierino da regalare alle persone care.
Favole di Natale, una raccolta di “favole” del patrimonio popolare abruzzese. Si tratta, in particolare, di leggende popolari abruzzesi alcune conosciute altre di prima mano. Le sue “favole” recepiscono pienamente la vaghezza della fonte (orale) e sono nello stesso tempo inconfondibilmente dannunziane.
Ad eccezione per "Un albero in Russia" tutte le altre sono della nostra terra abruzzese.
A soli 7 € -

sabato 10 novembre 2007

Il segreto per vivere bene lo spiega Rhonda Byrne

THE SECRET, è il Best Seller Mondiale di Rhonda Byrne che con oltre 16 milioni di copie vendute in tutto il mondo, è il nuovo inarrestabile fenomeno editoriale e culturale esploso nei mesi scorsi in USA e il cui successo si sta propagando velocemente anche in Europa.Più di 30 paesi ne hanno già acquistato i diritti di pubblicazione e il libro è già un best-seller anche in Canada, nel Regno Unito e in Australia

Frammenti di un Grande Segreto sono stati trovati nel corso dei secoli nelle tradizioni orali, in letteratura, nelle religioni e nelle filosofie.Per la prima volta tutti i tasselli del Segreto compaiono insieme in un'incredibile rivelazione che trasformerà la vita di tutti coloro che ne faranno l'esperienza.

THE SECRET contiene la saggezza dei maestri del mondo moderno, uomini e donne che l'hanno usato per procurarsi ricchezza, salute e felicità. Mettendo in pratica la conoscenza del Segreto portano alla luce storie ammirevoli che riguardano la sconfitta della malattia, l’acquisizione di ingenti ricchezze, il superamento di ostacoli e il conseguimento di obiettivi da molti ritenuti irraggiungibili.
E' il libro del momento!

venerdì 9 novembre 2007

Tiziana Milito e nostri tre angeli custodi.

Tiziana Milito è una ricercatrice, appassionata di angeli.
E lunedì 19 novembre alle 20,30 il Bookcafè ha il piacere di ospitarla per una serata dedicata alle presenze angeliche che ogni attimo della nostra vita sono accanto a noi.

Ognuno di noi non ha un angelo custode soltanto, ma ne ha ben tre.
Ad esempio uno dei miei angeli è proprio l'angelo delle libraie.

Vi invito Lunedì 19 Novembre per incontrare qui al Bookcafè a Tiziana Milito che ci accompagnerà nel mondo di queste energie che vivono con noi, cercando di guidarci verso l'amore incondizionato e proterci.

giovedì 8 novembre 2007

Sabato 8 dicembre incontro con la scrittrice Maria Cristina Valeri: Mio padre mi chiamava Luna

Sabato 8 dicembre ore 21,00 vi aspetto al Bookcafè per l'incontro sul libro "Mio padre mi chiamava Luna".
Il libro è firmato Fabio Croce Edizioni e l'autrice è Maria Cristina Valeri.
Ecco in anteprima la trama del libro:
"Un romanzo in cui la protagonista ripercorre il difficile rapporto con il padre in due diverse fasi: la prima, vissuta all’ombra dell’incomunicabilità, tra due esseri che desiderano l’uno dall’altro cose diverse, essenze diverse. La seconda, la fase della conoscenza vera, viene fornita da un destino crudele che ha sancito l’unica possibilità d’incontro e di disvelamento dei meccanismi insiti nel rapporto padre-figlia, nella malattia mortale del genitore.
Un romanzo duro, nei momenti di autoanalisi, che portano la protagonista a intraprendere un viaggio dentro alla propria anima con il risultato di rivedere se stessa, nuda di fronte al senso di solitudine che, ora, diventa la chiave per aprire ogni porta.
“Ero senza filtri, senza schermatura. Per la prima volta”, dice quando la paura e l’inevitabilità della perdita la costringono alla consapevolezza che essere soli a dialogare col dolore è l’unica condizione possibile per crescere, per liberarsi dal buio delle false aspettative, dei falsi miti che ci fanno perdere noi stessi come filo di seta strappato dal cromatico e prezioso damasco che è la vita. L’accettazione di ciò che siamo e che altri sono, senza pretendere altro che capire ed essere capiti, ma con codici da creare assieme: questo è il mistero da svelare per guardare all’esistenza come a un caleidoscopio di frammenti dove l’armonia della forma è possibile solo attraverso il moto che spinge i singoli pezzi l’uno verso l’altro, e che parte dal cuore."


Per saperne di più ecco il blog di Maria Cristina:
http://lastanzadelte.blogspot.com/
Un caro saluto a Fabio Croce e Maria Cristina.